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Il Daoismo – la Religione popolare cinese

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DAOISMO o TAOISMO? Oggi si usa Daoismo ma fare come volete, è la stessa cosa! Cerchiamo di capire brevemente cosa sia il Dao, quanto sia importante e perché abbia un impatto anche in campi apparentemente diversi e lontani. Ne parlo QUA.

SENZA BANALITA’ si intende. Forza seguitemi!

Il Maestro Laozi

Laozi, il fondatore del Daoismo, visse nella stessa epoca travagliata di Confucio (VI-V sec a.C.). Sempre che sia però esistito!

La leggenda narra addirittura di un loro incontro. Le loro ricette per il mondo erano molto diverse. E nonostante siano proprio opposte, in molti frangenti, convivono.

Da noi un esercito avrebbe marciato contro un altro per imporre la sua unica verità?

L’incipit del libro che più ha plasmato questa religione è: “il Dao che può essere detto non è l’eterno Dao, il nome che può essere nominato non è l’eterno nome…” dal che ne discende la famosa osservazione che se sai definire il Dao, allora non è lui!

Allora ci fermiamo qui? Tanto non possiamo capire!

Dai non esageriamo, proviamo a capirci qualcosa ugualmente!

Il Dao è la Via, nella sua accezione di via universale e via per la vita umana. È un ordine naturale per tutti gli esseri, è unico ed eterno, ma contiene in sé le diecimila cose. È radice e nutrimento di tutto. Insomma è tutto.

tempio daoista
Ingresso al Tempio Daoista: 10.000 è il numero più grande che si possa esprimere con un singolo carattere cinese, ecco perché quel numero!

E allora, per avvicinarsi al Dao, quasi ogni metodo va bene!

E infatti si svilupparono concezioni molto diverse tra loro. Talmente diverse, che per raggrupparle insieme, il modo più semplice è definirle come tutto ciò che non sia confuciano (perché il Confucianesmio è invece ordinato e poco naturale, ne parlo QUA).

La Spontaneità

Ma una cosa è certa e accomuna tutte le diverse correnti: per agire in armonia con il Dao bisogna praticare la spontaneità, ziran. È un modo per evitare di comportarsi come non si sa. E poiché non si vuole neanche il caos, la soluzione è la non-azione, il wu wei. La natura si trova già in ordine, e anche se qualcosa non è al suo posto, la natura ha in sé dei meccanismi di regolazione che si manifestano nel momento in cui NON si agisce.

L’azione è invece violenza: non si deve modificare il fluire naturale.

Nel mio libro spiego in poche parole le religioni dell'agire e quelle del non agire

Non agisce, eppure non c’è nulla che non sia fatto. Il wuwei nel suo non-agire è pura efficacia!

pantheon daoista
Altare Daoista con tante divinità: se qualcuno vi accusa di NON studiare o lavorare, prossima volta rispondete “non agisco, ma non c’è nulla che non venga fatto”. Magari alzate pure la mano a benedire e guardate intensamente!

Il Qi – l’Energia vitale

Il Dao generò l’Uno, cioè il Qi; l’Uno generò il Due; il Due generò il Tre; il Tre le diecimila creature (già usate per dare delle definizioni dell’indefinibile).

Taijitu
Il famoso Taijitu: è il “Due” generato dal Qi. E’ il Dao a generare il Qi, che si divide poi in Yin e Yang che compongono ogni cosa. Ma il dualismo tra Yin e Yang è una illusione. C’è parte dell’uno nell’altro e viceversa, come potete vedere dai due piccoli cerchi (dunque Bene e Male non sono completamente agli opposti). Entrambi sono uniti (Qi) e infine sono poi racchiusi all’interno del cerchio perfetto che li avvolge: il Dao, il potenziale nulla. In sostanza, questa tensione tra opposti è illusoria. Si, Marco PoLLo lo usa come portachiavi…

Illusoria la divisione in due, ma il mondo esiste (per alcuni Bhuddisti è proprio il mondo l’illusione). Yin e Yang nella pratica sono molto diversi: sono luce e tenebra, terra e cielo, freddo e caldo, positivo e negativo, uomo e donna… (donna ovviamente è Yin, come in ogni religione purtroppo c’è sempre minore considerazione)

Ma torniamo all’Uno. Cioè il Qi. È l’energia vitale del cosmo, ciò che tiene unito Cielo e Terra, ciò che tiene vivo l’uomo. 

Il Qi, l’energia vitale in perenne fluire, perché è il suo anelare che accomuna tutte le diverse pratiche e scuole del Dao. L’obiettivo è chiaro: vivere. Questa religione è un culto della vita, non della morte.

E dunque bisogna avere Qi nel corpo. Il Qi è dentro di noi fin dalla nascita e quando si esaurisce subentra la morte. Le idee su come mantenere la vita sono però varie.

Il Qi infatti può essere preservato, rigenerato, rubato e regalato!

Andiamo a scoprire come. A Taiwan ho girato mezza isola con scarso successo, ma per fortuna ci sono i libri.

Conservare il Qi

Innanzitutto, c’è chi pone l’accento sul conservare il Qi. Mi sembra logico, per diventare ricchi Zio Paperone consiglia di cominciare dal risparmio. Dunque, digiuno ma soprattutto astensione da opere malvagie che consumano l’energia. E così facendo per altro, si elogia indirettamente la vecchiaia. Essere arrivati a quell’età vuol dire aver meritato di vivere a lungo.

Talvolta l’obiettivo è usare tutto il Qi disponibile: infatti l’energia vitale può rimane bloccata e non fluisce più come dovrebbe lungo i canali energetici (che non esistono). Il Qi è presente, ma bloccato. Tali ostacoli vanno rimossi, per esempio con l’agopuntura o con la meditazione.

Comincio a vedere come il Daoismo abbia impatto sulla medicina cinese!

Già, ma prima terminiamo questo argomento.

Reintegrare il Qi

E perché non provare anche a reintegrarlo? Del resto, il Qi è ovunque no? Le respirazioni ritmate ti permettono di racchiudere più Qi dentro di te, la ripetizione di mantra aiuta.

La meditazione addirittura svuota la mente al punto da permettere all’energia vitale intorno a te di superare ogni barriera (ora è tutto vuoto!) e permearti.

O ancora meglio: ci sono gli elisir! E qui entriamo nel famoso terreno della alchimia. Che oggi fa sorridere, ma affascinava ancora Newton, che di certo non era un ciarlatano. Ciarlatani da sempre sono però i venditori di elisir, infatti tradizionalmente girovaghi anche perché venduto una volta, era meglio scappare via, chi lo compra un secondo elisir?

elisir di lunga vita
Gli elisir ci sono in tante culture: l’alchimia vista dall’avaro è la ricerca di oro da metalli di poco valore. Per un Daoista è la ricerca del Qi. Che nei metalli è concentrato. Il risultato lo potete immaginare: avvelenamenti in quantità. Comunque, chissà perché, ma presto nessuno volle più diventare un “immortale” in questo modo!

Oggi pure abbiamo ancora un sacco di intrugli non-scientifici che si vendono no?

Vero Marco PoLLo! Infatti anche il Daoismo, come gli intrugli oggi, si spostarono presto su cose che non avevano effetto, ma almeno non facevano male!

E allora ecco l’alchimia interna, Neidan, cioè senza assunzione di elisir magici.

Rubare il Qi

E qui entriamo nel regno del furto! E del sesso! Il Daoismo non è bacchettone su questo, ma nonostante l’assenza di peccato nell’atto sessuale, riescono a rovinarsi il piacere ugualmente.

Infatti, non bisogna lasciarsi andare ad un orgasmo! Lo sperma dà la vita, dunque deve essere pieno di Qi. Va allora trattenuto dentro, anzi indirizzato verso il cervello, dove nutrirà il nostro Qi già presente.

Servono esercizi specifici per tale pratica e ve li risparmio anche perché non sono sicuro di aver capito bene! Per la donna però il concetto è semplice: il suo sperma sono le mestruazioni e dunque vanno trattenute (ucidere il “dragone rosso”).

Tutto chiaro! Ma il rubare?

È semplice: l’amplesso migliore consiste nel prendere il Qi altrui senza rilasciare esternamente il proprio. L’opposto di ciò che si cerca nel sesso non-alchemico.

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    Regalare il Qi

    Se si può rubare, si può anche regalare. E ora non parliamo più di orgasmi, bensì di comunità con poteri speciali. Gruppi di persone che attraverso esercizi, meditazioni, diete e contemplazioni, attraggono grandi quantità di Qi per poi farne dono anche ad altri.

    E poi quando si ha un ruolo non egoista, di solito si ricevono offerte, così ci si può dedicare solo a questa attività. E qui come vedete, ora si è passati dal lavorare sul proprio Qi personale al prendersi cura anche di quello altrui.

    Il Dao organizzato

    È esistito infatti anche un Dao organizzato: I Maestri Celestiali furono la prima comunità. Laozi sarebbe apparso al fondatore e gli avrebbe ordinato di riportare il mondo sulla retta via. Le persone prescelte pagavano cinque sacchi di riso e circa 40 anni dopo la fondazione diventarono un vero e proprio stato autonomo (nel II sec. d. C.)! Da allora e fino a poco fa si è sempre avuto un vicario di Laozi sulla terra.

    filosofo daoista
    Wang Chongyangsi, il fondatore della scuola Qanzhen, è famoso per essersi scavato la fossa da solo. Conobbe Gengis Khan che voleva da lui l’elisir magico di lunga vita, ma il Maestro ammise di non averlo

    Il Daoismo inglobò al suo interno tutto quel mondo di magia che era costituito da esorcisti, sciamani e guaritori. L’essere ufficialmente inseriti nel movimento ufficiale del Dao era una garanzia di serietà contro i truffatori! Di fatto si cercò di tutelare la credulità popolare; GESTENDOLA.

    giada nave
    La Giada aveva poteri magici per il Dao, come tante pietre che subito diventavano potenti talismani: per fortuna lo diventarono anche i testi! Per cui alcuni Cinesi si facevano seppellire delle copie in seta del Daodejing. Nel 1973 a Mawangdui sono stati fatti ritrovamenti paragonabili ai rotoli di Qumran. Alcuni classici cinesi – non Daoisti – poi furono persino scolpiti nella pietra, in un mondo con pochi libri e che vuole preservare è una ottima idea!

    Il Dao così ineffabile difficilmente poteva dare sollievo nel quotidiano, la magia invece sì. Si crea un clero, che studiava! (non proprio gli esami imperiali ma insomma…).

    Per le cerimonie serviva il clero perché il rito dove essere perfetto. Tali cerimonie, sempre che esistano ancora, sono senza pubblico. Forse è rimasto qualcosa nelle feste popolari, ma non ne ho mai vista una.

    Di cerimonie però ne ho viste centinaia e le racconto nel mio libro

    Il Tempio Daoista

    Il tempio daoista, o meglio, anche daoista, perché il sincretismo è ovunque e dunque anche i templi sono delle “coabitazioni”.

    Quando giro per chiese a Roma e vedo dei Cinesi, senza neanche metterlo a fuoco, mi domando sempre con arroganza cosa possano mai capire della nostra arte sacra, architettura, statue e rappresentazioni. E abbiamo una sola religione e un solo Dio. Ed eccomi ora dentro a un tempio cinese, con pochi libri e nessun aiuto a provare a capire io ciò che riguarda loro e per giunta in un tempio in cui tutto convive. Mi guardo intorno per capire se c’è il mio alter ego cinese che mi guarda dubbioso e sprezzante, ma per fortuna non lo trovo. Prometto di non farlo più neanche io. 

    tempio daoista
    Il tempio daoista di Hong Kong dovrebbe essere immerso nella natura. Dico dovrebbe, perché a Hong Kong ogni metro quadrato costa quanto una macchina dunque è molto piccolo; a Taiwan il tempio è davvero fuso e confuso con la natura (in Oriente, per esempio nello Shintoismo, il tempio è proprio il giardino, non l’edificio).

    Ma torniamo al tempio: Al suo interno si può trovare Buddha, ma a noi ora interessa il Dao. La parte sacra è il porta incenso che vedete in primo piano e rappresenta una montagna.

    Simboli di congiunzione tra Cielo e Terra, le montagne sono i luoghi dove dimorano gli “Immortali”, ossia le numerose divinità venerate dal Dao organizzato (il più famoso è Peng Zu che sarebbe vissuto molte centinaia di anni). A tutto ciò si uniscono le più diverse forme di divinazione. Con una piccola offerta, c’è un esperto dentro al tempio che da dietro un vetro le interpreta per te.

    Come forma devozionale, bruciare incenso è come la nostra candela che offre protezione; questa piccola offerta riceve in cambio del Qi.

    incenso che brucia
    Incenso che brucia da solo a lungo: se devi andare in mare a pescare e non puoi passare al tempio, ci sono spirali di incenso che restano accese e dispensano odore per la tua salvezza per due settimane

    E così tra divinazioni a pagamento (quelle dei biscotti della fortuna più o meno), dragoni e numerose divinità, mi è facile capire come il Dao fosse stato visto dal comunismo come la devozione popolare da estirpare. Mentre alle origini, il Dao sostituì, o meglio, organizzò la devozione popolare!

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    La Distruzione del Dao

    Il Comunismo odiava il Dao più ancora delle altre religioni, ma forse il Daoismo si è spazzato via da solo. È rimasto qualcosa a Hong Kong e Taiwan ma anche lì sparisce e non è tutta colpa del Partito comunista. I luoghi religiosi, per chi è abituato a vederli imponenti nel panorama cittadino, sono minuscoli.

    Eppure, Taiwan è il sogno dei Daoisti, l’isola ha oltre 100 montagne sopra i 3.000 metri, è lì che riposano tutti gli immortali e infatti qualche pellegrinaggio esiste ancora. Ma l’ultimo rappresentante di Laozi in terra arrivò nell’isola nel 1949 in fuga da Mao ed è morto nel 1969. Da allora la catena è interrotta.

    Insomma, contro il Daoismo poco è stato fatto dal Partito comunista perché non necessario, inoltre è una religione cinese, dunque la minaccia di interferenze di potenze straniere non c’è.

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